La suoneria del cellulare è un già un segnale preciso: Astor Piazzola ed il suo bandoneon diffondono inequivocabili note. Beh, in casi come questo, state certi che, davanti a voi avete un malato di tango affetto da “tanghite”. Della malattia si conoscono solo i sintomi poiché il contagio può avvenire partecipando ad una lezione o assistendo ad uno spettacolo di tango.
Certo è che se si sono avuti contatti diretti con altri “malati” difficilmente si riuscirà a restare sani. Il malato di tanghite cerca sempre di convincere amici e conoscenti, a ballare il tango e, soprattutto, divide il mondo in “persone che ballano il tango” e anime sfortunate che non hanno sposato quest’amore. Ovviamente in macchina ascolta solo tango e nascosto nel cruscotto ha solo cd di tango; gli stessi dischi che porta a feste e matrimoni per essere sicuro di essere musicalmente accontentato. Il malato in questione non frequenta feste che non siano “milongas” ed è capace di entrare in crisi di astinenza se non va a ballare almeno una volta alla settimana.
In casa mette da parte la maggior parte dei mobili per avere più spazio per praticare il ballo; ha sempre i volantini degli incontri di tango attaccati al frigorifero o in bagno; soprattutto ha almeno un’immagine di tango appeso lungo le pareti o nel desk del pc.
I sintomi della malattia si presentano nei momenti più disparati: al supermercato il malato di tango usa istintivamente il carrello della spesa come partner di ballo; quando fa la fila lotta disperatamente contro l’impulso di fare un gancho; non resiste alla tentazione di fare qualche passo di tango quando sta camminando su un parquet o un pavimento liscio, addirittura qualcuno è stato scoperto a ballare il tango in aree di parcheggio, portici o androni.
Nel tempo la sindrome da tango tende a cronicizzarsi, rendendo la malattia irreversibile. Se vi riconoscete in queste descrizioni sappiate che ballare non ha effetto curativo ma reca momentaneo sollievo alla “febbre da tango”.

galax

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