Andrea Puglisi lo abbiamo conosciuto nell’interpretazione evocativa di Guido, fratello di Pier Paolo Pasolini in  “PPP Amore e lotta Dico il vero” e lo abbiamo rivisto irascibile Poseidone in “Ulisse on the road”, produzione di Officine Jonike Arti. In rete però abbiamo scovato uno spettacolo dal tenore assolutamente differente: “Cola”, liberamente tratto da “’U sapiti com’è”. Una pièce che non va in scena da qualche anno ma che potrebbe tornare sul palco e continua a far riflettere sulla condizione degli ultimi.

Il computo ossessivo fino a cinque o a dieci degli abiti della mamma che si ruba il vento e finiscono nel fiume. Lo sguardo ingenuo e sereno del diverso. Le parole che si ripetono e suscitano, a tratti, un sorriso amaro verso il protagonista della storia: “Cola”, giovane con un ritardo mentale. Lo scemo del villaggio o “u babbu”, come viene appellato con disprezzo ma solo da chi lo prende in giro.

Puglisi riscrive la drammaturgia di Stella Saccà, la traduce in dialetto siciliano, e interpreta la narrazione , focalizzandosi sull’animo di Cola e sul grande dono finale che fa della sua vita.

Cola, con la sua devozione strana, fatta di dialoghi con un Dio che “ha tante orecchie per sentire in tutti i paesi”. Cola dall’amore smisurato per la madre (“A mamma pi mia è ogni cosa”), fino ai ragionamenti sull’esistenza che implorano tenerezza agli spettatori. Come quando racconta del cuginetto morto a soli tre anni, o del fratello Gaetano e della storia con Mara “che però non la ama ma se la sposa lo stesso”.

Il protagonista

Cola che vorrebbe essere amato da una donna e che, confessa “Se sono fatto male cambio”. Cola che sogna Lisidda ancora più bella ancora di come l’ha fatta Dio. E che non vuole sposarsi perché vuole amare tutte.”Non è che s incazzano sulu chiddi tinti” spiega Cola, nei suoi modi inusuali e differenti, mentre porta sul palco bontà e candore, spontaneità e giocosità che i più possono solo invidiare.

Eppure, la sua figura vessata e sensibile comprende “quando piangi hai un dolore, un fastidio, qualcosa che non puoi avere e soffri”. Cola, consapevole del suo stato, arriva persino a pensare che, se esistesse, userebbe la magia “per trasformarmi in qualcuno che non è come sono io”.

Amore e morte

Investiga l’animo umano il protagonista della pièce, che strappa un sorriso quasi fino alla fine, quando lui stesso resterà vittima del caso e porterà in scena l’ennesimo atto d’amore verso una famiglia, il fratello e la cognata, che solo nell’ultimo atto comprendono il grande cuore di Cola.

Puglisi in scena incarna coi battiti, le pulsioni, i movimenti frenati e frenetici, ripetitivi e incalzanti, (frutto di studio profondo) la storia del protagonista ma anche quella di chissà quanti Cola che al mondo vengono considerate scatole vuote.
Una lettura e un’interpretazione che sono uno spaccato sugli invisibili e che hanno il pregio di dare voce a chi viene considerato ai margini, fuori da ogni senso di umanità. Escluso, diverso eppure uguale a tutti, nel suo essere fragile e bisognoso d’amore. Come Cola.

Lascia un commento

In voga