Aramen e Stannum, due nomi che possono voler significare tutto o niente. Anime perse e visi di statue millenarie… Affronta, profana, deride e accoglie la terza versione della pièce andata in scena a Teatro Primo a Villa San Giovanni, “Aramen & Stannum (O del dì saggio degli Dei)” di Domenico Loddo. In scena la versatilità di Silvana Luppino e Domenico Canale, ora vivaci, comici, ora attenti, malinconici e consapevoli del dramma che , subodorato, poi si consuma. Una produzione Teatro Primo, con la regia di Christian Maria Parisi, scene e costumi Valentina Sofi, luci Guillermo Laurin, aiuto regia Ruggero Britti.
I Bronzi, (gl)i dei
Gli attori danno volto e vita alla scrittura composta e versatile di Domenico Loddo che passa dal buio della notte del ritrovamento di corpi (sono i Bronzi dal mare o sono altri cadaveri?) all’estrema ilarità del quiz sull’identità dei Bronzi di Riace che mette a suo agio lo spettatore in un clima di applausi e risate. Il confronto tra i politici che festeggiano il 60° anno del ritrovamento delle due statue dei guerrieri in mare («Gli Dei sono tornati»), vede Luppino e Canale (veloci nei cambi di scena) stabilizzarsi in una sorta di camera di decompressione: si ride ancora un poco, si inizia a riflettere sulle tematiche di attualità, sulla gestione degli arrivi dal mare, sui migranti e i loro luoghi comuni (“ci tolgono il lavoro”, “Sono stupratori”, “Aiutiamoli a casa loro”).

L’umanità ci salverà…
Anche i novelli dei, Apollo e Melpomene, guardano dall’alto la scena, discutono dei Bronzi e degli miseri viventi e delle tragedie che porta da millenni sulle spalle l’umanità. Si ride, si scherza. Si torna seri. E nella parte finale, urlato, arriva il nodo al pettine, di ciò che fino a quel momento è stato solo sussurrato.
L’indizio che accomuna inizialmente i bronzi di Riace, il loro viaggio in mare e quello dei tanti immigrati: partiti a cercar miglior vita e trovare pace, lontano da guerre. E il finale diverso tra statue e migranti: i Bronzi dal fondo del mare ritrovati dopo essere caduti dalla barca, pescati quasi novelli dei e poi festeggiati, eterni e ricollocati (al Museo di Reggio), per salvare con la loro bellezza, il mondo. Ma a salvare il mondo sarà anche il sentimento di umanità se non resterà sepolto.
I migranti annegati nel fondo del mare invece, senza poter avere dignità e sepoltura, ossa abbandonate, sotto la terra dell’acqua, nell’ingiustizia che li consuma. Senza avere un nome. Ma due nomi la drammaturgia riesce a restituirli: Aramen e Stannum.
A Teatro Primo, la stagione teatrale di drammaturgia contemporanea (10° Edizione) proseguirà il 3 e 4 febbraio, con Roberto Galano che interpreta e dirige “Bukowski/ A night with hank” scritto da D. Francesco Nikzad.





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