Racconti che hanno origine in raccolte, riesumati da pubblicazioni sulla stampa che comunque restituiscono dignità a volti di donne e di uomini, di combattenti che, ognuno dal suo fronte, hanno vissuto la guerra del 1915. Corrado Alvaro è l’anima di “Memoria del cuore. Racconti della guerra 1915-1918″, curata da Anne-Christine Faitrop-Porta per Città del sole edizioni.
Senza una trama il lettore viene sballottato tra i ricordi fluidi di trincee che non danno scampo. Con la poetica della sua scrittura anche la morte per Alvaro assume un passo leggero. E pulirsi di dosso il cervello di un compagno appena saltato in aria per una granata non è che un gesto inserito in un contesto in cui è l’anima del protagonista del racconto a dettare la legge.
È una tensione quasi sensuale che pervade le descrizioni delle scene. Una tensione che, di parola in parola, fa trattenere il respiro senza mai arrivare al plateau.
I frammenti arrivano da libri come “L’amata alla finestra” o da “Incontri d’amore”, “La moglie e i quaranta racconti”, “La siepe e l’orto”. Alvaro dà voce a protagonisti troppo in fretta dimenticati dalla storia che è passata oltre fino ad arrivare al secondo conflitto mondiale.
I protagonisti: uomini, donne, nemici
Ma ci sono donne e uomini, abissi di umanità, ritratti nel loro vagare, fotografati nel vissuto come i calchi umani di Pompei. Immortalati negli attimi in cui i destini si compiono o le vite sono risparmiate. O sono, invero, momenti rivissuti da una pianura con il solo sguardo rivolto al passato.
Gli uomini sono soldati, sono comandanti o comandati, disegnati nelle loro fragilità che cozzano con la presenza e la serietà della tragedia della guerra.
Le donne della guerra per Alvaro non sono comparse mute ma assumono colori vividi e si battono, pur nella miseria e povertà estrema. Sono madri e amanti, fanciulle scalze ma attente che percorrono la terra per riunirsi ai loro uomini.
Dentro le storie c’è posto anche per il nemico, del quale mai si legge disprezzo. Piuttosto ci sono umanità e sacrificio ad accomunare tutti, persino i prigionieri che si nutrono avidamente del cibo che gli viene passato. C’è il rispetto dei ruoli: l’altro, come profondamente il cristianesimo predica, non è uno specchio di noi. Un riflesso poggiato in un luogo frontistante.
Restituiscono dignità le visioni di Alvaro dove c’è il riposo dei combattenti tra le braccia della donna di turno o di quella con ferocia amata, persino l’odore dei cibi, la danza e la condivisione che colorano, anche se per poche ore, il tempo sospeso delle guerra.





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