Le guerre non hanno attori declinati solo al maschile. La penna di Ilaria Tuti, in “Fiore di roccia”, edito da Longanesi, restituisce palco e onore alle donne che, senza ausili, hanno combattuto la Grande guerra al fronte italiano contro gli Austriaci. Donne umili, analfabete in molti casi, contadine, ma raccontate con un bagaglio di dignità che consegnerà alla storia il loro riscatto.
Ilaria Tuti ci fa calare con tutti i sensi nel grande sacrificio delle Portatrici carniche, dalle gerle pesanti, con dolorosi carichi di speranza oltre che di viveri, medicine e munizioni.
È uno scenario in cui la guerra porta via gli uomini al fronte (e nelle città ci pensano la fame e le malattie a uccidere bambini, anziani) quello in cui si muovono queste donne.
La missione delle portatrici carniche
Le portatrici lottano per la libertà del Paese sposando una missione difficilissima che nessuno loro impone. La sentono come vocazione, come il sacerdote o il dottore. Una missione kamikaze. Dieci, cento volte in pericolo a filo delle trincee nemiche, con scarpetz di pezza sistemate alla meno peggio, scompongono la paura e si caricano di gerle e di coraggio. Eroine che fanno fatto la storia, ma che la storia ha dimenticate, nonostante il loro contributo di sangue.
“Non è vero che le donne non sono mai scese in battaglia. Semplicemente, l’uomo le ha dimenticate” confessa l’autrice tra le righe.
Rievoca e tira fuori dal mutismo queste figure, Ilaria Tuti. A lei la certezza di aver restituito loro l’onore a queste donne italiane. Lo fa con tutta la poesia e dolcezza del suo sguardo. Ci porta madri che col loro operato aiutano ragazzi che potrebbero essere figli smarriti su altri fronti, ci racconta le lacrime e la disperazione che si accompagnano, su un fronte e sull’altro, ai conflitti.
Le porge alla nostra memoria. Narra la dignità che non viene riportata sui libri di storia per fare memoria di quello che è stato: le guerre sono morte, sacrificio.
Lettura più attuale che mai. Gli ultimi due anni, col conflitto tra Ucraina e Russia prima e con quello tra Palestina e Israele poi, ci hanno ricordato che non siamo mai così lontani dall’orlo del baratro per dire “Non ci può toccare”.





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