di Tiziana Bianca Calabrò – Con “Non sono un poeta – poesie, racconti e canzoni intorno a sé” di e con Vincenzo Mercurio, si è conclusa la rassegna teatrale “Esistenze” del Teatro Proskenion.
Attraverso lo spettacolo da lui costruito, che ha occupato lo spazio scenico all’interno dell’Osservatorio sulla ‘ndrangheta “Antigone”, Vincenzo Mercurio evoca, con la musica e il parlato, la voce di un popolo ardente fatto d’amore e di sdegno, di sentimento e piccinerie dell’umano, di gesti del quotidiano, di narrazioni intime e storie tramandate.
Non sono un poeta
Mercurio si muove nella geografia da lui conosciuta, creando ponti tra i luoghi che hanno suggestionato o contribuito a suggestionare la sua architettura poetica, la Calabria e Napoli, luoghi di elezione, portando dentro il suo DNA, grazie al padre campano e alla madre calabrese, questo impasto di sud. E Napoli accoglie subito il pubblico con la sua rappresentazione di maschera paradigmatica, Pulcinella scalzo e con l’uovo in mano, simbolo di vita e rinascita, quasi a volerci anticipare la struttura e l’anima dello spettacolo, sintesi di un repertorio acquisito da Vincenzo Mercurio in vent’anni di lavoro e ricerca, dentro le molteplici forme espressive dell’arte teatrale.
Posata la maschera di Pulcinella, nella scena abitata da una sedia, una chitarra e uno spicchio di luna, Mercurio inizia il melologo, alternando musica e parlato, attingendo dal mondo partenopeo, da voci quali quelle di Edoardo De Filippo, dalle poesie di Raffaele Viviani (è un suo verso, il titolo dello spettacolo), dalla musica di tradizione, dai canti a fronna, come le fronde, cioè canti liberi senza accompagnamento musicale, a distesa, che immediatamente ci riportano in un mondo altro e antico, alle strade e a una Napoli essa stessa suono, dove la voce è musica e narrazione continua, teatro e canto.

Napoli e…
Di Napoli ci restituisce anche il melodico napoletano, il giovane Pino Daniele e ci diverte con il fenomeno dei neomelodici, rappresentati per i loro risvolti paradigmatici e grotteschi, in una intuizione folgorante, come ulteriore maschera contemporanea, che, in un guizzo di assurdo, il teatro vivente partenopeo ci offre. Mercurio come un pifferaio magico incanta il pubblico che lo segue tra le strade di Napoli e il suo cuore ardente. E su un cuore ardente, lui ci rammenta, ci si arrampica con le carezze. Con lo stesso incanto e le doti affabulatorie tipiche dei cantastorie, poi ci trasporta in un’altra terra di appartenenza: la Calabria. Tra le sue minute rue, la narrazione cambia, perché se Napoli è il fuori, la Calabria è il dentro, l’intimità di una casa, la penombra di un fuoco attorno cui stare, di un padre, una madre, un nonno affettuoso, ambulante e con l’anima nomade del cantastorie. Un mondo povero, ma ricco di personaggi, che nel loro gioco multiforme, riportano all’assurdo degli umani, pur con lo sguardo della tenerezza e l’indulgenza verso il mistero buffo che è la vita. Durante lo spettacolo si assiste anche alle incursioni dell’allievo giovanissimo di Mercurio, Salvo Fichera, palermitano, che con la sua voce chiara e potente ci fa ancora volgere lo sguardo verso mondi antichi.
Lo spettacolo di Vincenzo Mercurio è di quelli che non si dimenticano. Ci connette a un mondo forse perduto, forse solo dimenticato, che lui evoca come si fa con i ricordi di infanzia, con le città invisibili racchiuse nel nostro immaginario che, nel loro palesarsi con forza simbolica, ci rammentano quanto piccoli e fragili siamo e ancora bisognosi di riunirci attorno al quel fuoco sacro che è il teatro. Un piccolo incanto, che solo le storie e chi le sa narrare riescono a creare (Foto di MARCO COSTANTINO).
Non sono un poeta – Poesie, racconti e canzoni intorno a sé
Di e con Vincenzo Mercurio – chitarra e voce
Teatro Proskenion





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