Si invocano la Luna, Selene e Lilith nella magia della notte del Solsistio d’estate. A richiederlo sono le parole di “Velelia e Tita”, uno spettacolo scritto da Katia Colica, (liberamente ispirato a un racconto di Tony Magazzù) con Maria Milasi, Kristina Mravcova e Americo Melchionda. Una produzione di Officine Jonike Arti, per la regia di Americo Melchionda;le musiche sono di Antonio Aprile.

Una magia amplificata dal fatto che le invocate Demetra e Persefone, nel copione, proprio nell’Area Griso Laboccetta, dove lo spettacolo è andato in scena, erano venerate. Il Santuario reggino, in cui vi erano pratiche e rituali connessi ai cicli della vita femminile, è uno dei luoghi di culto più antichi, patrimonio della Città metropolitana ora in gestione dell’Associazione Ulysses di Marisa Cagliostro.

“Velelia e Tita” era già andato in scena già per la prima volta a ottobre in un luogo significativo, il parco dei Taureani, tanto caro a una delle due protagoniste della drammaturgia. Antico per le trame e per la passione delle sue eroine, moderno per l’attualità della tragedia della guerra, “Velelia e Tita”, oltre che con tanta commozione, lascia gli spettatori con una riflessione, senza avere la presunzione di suggerire risposte: meglio resistere alle ingiustizie con la forza fisica o usare la diplomazia della parole e dei modi?

Velelia e Tita, le pasionarie

A incarnare questi modelli ci sono due donne: Velelia e Tita. Da una parte Velelia (una drammatica e combattiva Maria Milasi), la guerriera dei Bretti, colei che, secondo la leggenda, contribuì anticamente alla costituzione di quella che poi sarà la città di Cosenza. Dall’altra c’è Tita (diplomatica ma ferma, Kristina Mravcova), meddix dell’antico stato dei Taureani, abile nell’eloquio e nei commerci che non vuole comunque consegnare al nemico il suo popolo.

In una notte senza Luna, su due piani di un tempo che tempo non è, le due donne si incontrano e si confrontano sui loro modi di intendere la realtà e sulle reazioni rispetto al “nemico”. È il generale romano (Americo Melchionda, totalmente calato nella parte dell’invasore) che dovrà essere l’ago della bilancia. Un uomo di guerra che di Velelia non ha avuto pietà, riuscirà ad averne per l’altra donna dopo averne ascoltato la dialettica?

Un primo studio in cui Katia Colica fa riemergere dalle leggende due donne, onora due donne di Calabria, due modi di intendere comunque con passione la vita, di credere nelle proprie missioni. A lei l’onore di aver portato alla ribalta, tra le mura che odorano ancora di ungenti antichi, l’importanza delle radici femminili, mai dimentiche, per quello che è il nostro presente.

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