Lo intuisce (forse) il lettore che sarà travolto. Ma non sa ancora quanto. Perché di Carla Madeira, autrice de “L’amore è un fiume”, poco si conosce. È nata a Belo Horizonte nel 1964 e ha abbandonato gli studi di matematica (per fortuna) per darsi al giornalismo, come ci informa la biografia. Fazi editore pubblica il suo primo libro che spiazza le classifiche di mezzo mondo, un caso editoriale. Pagine che portano lontano e risuonano di una nostalgia sudamericana che credevamo ormai impossibile assaporare.

“L’amore è un fiume”, ancora più efficace nel titolo originale “Tudo è rio”, incide nell’immaginario del lettore figure potenti, indimenticabili. Ognuna di esse vive in maniera travolgente un lato dell’amore. Per la sposa Dalva è la passione dell’amore pulito, del sentimento a scatenarsi. Per il consorte, il falegname Venancio, l’amore diventa travolgente e distruttiva gelosia. Per Lucy, puttana ogni oltre ragionevole limite, l’amore ha il volto impudente del sesso sfrenato e cattivo che tutti travolge come una piaga.

Sono lacrime di tragedie, ferite che sembrano insanabili, ma anche odori di empanadas, di pelle di neonati, di umori del sesso che si mischiano in una grande comunità che sia la famiglia dei protagonisti fino alla terza generazione di amori o che sia il nucleo di protezione del bordello di Manu.

La forza delle donne

Un formicaio di volti che ricordano la bellezza di Amado, le prostitute di Coelho, i drammi e le saghe familiari di Marquez (senza il velo magico) e la dolcezza di Allende. Una trama in cui è ben marcata di figura maschile, ma in cui necessariamente sono le donne che hanno il sopravvento. Così diverse eppure così egualmente forti. Accomunate dall’esser, Dalva e Lucy, perse in due inferni differenti, apparentemente senza via d’uscita. L’una persa nel dolore della perdita di un un figlio che silenzioso consuma, l’altra nell’odio del mancato amore che altrettanto corrode l’anima dal didentro. Arriverà a scorrere il sangue e ad essere assaporato.

L’amore è un fiume che travolge sì. Ma, proprio come un fiume, trova sempre il suo corso. Nonostante tutto.

E il sangue si fa seme affinché germogli la vita. Inaspettato da Lucy arriverà il fagotto del riscatto che sarà poi restituito da Dalva. Tutto concorre a compiere un miracolo che riuscirà a rimettere i pezzi insieme. Trae in inganno forse il sesso spudorato, sudato, che invade all’inizio del libro. Resta l’inno all’amore libero da un lato e la condanna agli inutili moralismi e la trasformazione nella poesia di carta, di una saga familiare, che abbraccia tutti, anche chi in un bordello famiglia non è nel senso in uso. Per Carla Madeira è un grande inizio.

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