Senza fine. Come l’attimo di vita impresso nella pellicola che resta, un’impronta immortale in bianco e nero. Senza fine come il talento iconico di una fotografa anticonformista e coraggiosa. Senza fine come lo stupore che suscitano, uno dopo l’altro, gli scatti che catapultano lo spettatore in vite sconosciute, svelando realtà invisibili.

SenzaFine” è la mostra dedicata alla fotografa Letizia Battaglia, che sarà ospitata nei prossimi due mesi, fino al 2 febbraio, all’Arena dello Stretto a Reggio Calabria. L’esposizione, realizzata dal Ministero della Cultura – Segretariato Regionale per la Calabria e da Electa, in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia e la Fondazione Falcone per le Arti, raccoglie 50 fotografie che ripercorrono i cinquant’anni (1971-2020) della straordinaria carriera della Battaglia, una delle voci più autentiche e coraggiose della fotografia italiana. Curata da Paolo Falcone, l’esposizione rappresenta un’occasione unica per immergersi nel racconto visivo di una delle figure più emblematiche del fotogiornalismo contemporaneo.

Dal sangue alle libagioni

La fotografa di Palermo è nota e riconosciuta per il suo lavoro durante gli anni drammatici della guerra tra i clan corleonesi, un periodo di violenza che ha segnato in modo indelebile la sua città. Unica donna sul campo, Letizia Battaglia ha raccontato con la lucidità e la forza del bianco e nero, la sofferenza, la morte, ma anche la dignità e la resistenza dei siciliani. Le sue fotografie raccontano la vita e la morte, in un equilibrio perfetto tra dolore e speranza.

Sullo Stretto di Reggio, in un’immagine memorabile, un giovane Giovanni Falcone sfila ai funerali del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ignaro del destino che lo avrebbe tragicamente legato a quella figura simbolo della lotta alla mafia. Ma le sue fotografie non si fermano solo alla cronaca della violenza mafiosa: ci sono anche gli arresti dei boss, come quello di Leoluca Bagarella, e le figure di Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, Boris Giuliano, e tanti altri martiri della lotta alla criminalità organizzata.

Tuttavia, ciò che rende il lavoro di Letizia Battaglia davvero unico è la sua capacità di cogliere anche i piccoli momenti di vita quotidiana, dove l’essenza della Sicilia si rivela nei suoi contrasti. Le sue immagini non sono mai unicamente foto di crimine, ma racconti di esseri umani, di passioni, di dolori, di speranze. Con la sua Leica M2 ha saputo fermare l’attimo che racconta l’intimità, l’emozione, la lotta interiore e la dignità dei suoi soggetti.

Le donne, la sua ispirazione

Ma se c’è un tema che permea costantemente l’opera di Letizia Battaglia, è quello delle donne. La fotografa ha sempre guardato a loro con occhi profondi e rispettosi, rendendole protagoniste di un mondo che troppo spesso le ha escluse, emarginate o ridotte a oggetti. Fotografare le donne, per Battaglia, è sempre stato anche un modo per contribuire alla loro emancipazione, restituendo loro dignità e voce. Un esempio emblematico è la foto “La bambina e il pecoraio“, scattata a Baucina nel 1986, che racconta una scena di vita rurale, dove la protagonista femminile, pur in un contesto di povertà, si fa portatrice di una sua identità e forza.

Le sue immagini mostrano anche la condizione femminile nelle sue sfaccettature più delicate e dolorose, come quella della giovane paziente psichiatrica nell’ospedale di Palermo, o il volto di una bambina che gioca con il pallone, pronta a tornare alla sua spensieratezza nonostante tutto. In ogni scatto, Letizia Battaglia ha saputo restituire un’identità forte e sfaccettata alle sue protagoniste, fermando con la sua macchina fotografica storie di ribellione, di sofferenza, ma anche di speranza e di riscatto.

Palermo, un palcoscenico di vita

Palermo, la città di Letizia, diventa il palcoscenico ideale per una macchina fotografica assetata di vita. Le strade e i vicoli della città raccontano di disoccupazione, di lavoro minorile, di giochi di bambini, ma anche della bellezza e della sacralità dei riti popolari, delle feste che celebrano la vita e la morte. In ogni angolo, Palermo è un universo che pulsa, un crogiolo di emozioni e contraddizioni che Battaglia ha saputo restituire con una sensibilità unica.

Le sue fotografie della città sono vivide, esuberanti, anche quando il bianco e nero pare svuotarle di colore. Ogni scatto è un ritratto delle contraddizioni sociali ed economiche di un luogo, dove la miseria convive con la bellezza e la speranza. Ma Letizia Battaglia ha anche saputo andare oltre la rappresentazione popolare della Sicilia, portando alla luce gli angoli più nascosti e per certi versi più spietati, come quelli dei salotti borghesi, di una Palermo opulenta e perbenista, fatta di sorrisi di facciata e di ipocrisie.

Eppure, se nella sua città Battaglia ha trovato la sua casa fotografica, la sua ricerca non si è fermata a Palermo: i suoi ritratti di volti noti come quello di Franca Rame o di Pier Paolo Pasolini ci raccontano la sua capacità di andare oltre il consueto, di fermare attimi di straordinaria umanità anche in personalità già famose, ma che nella sua lente trovano una nuova luce, una nuova storia da raccontare.

Letizia Battaglia ha costruito un racconto in bianco e nero che, proprio per la sua intensità e universalità, non ha fine. Come le sue fotografie, che resteranno per sempre testimoni di una realtà complessa, mai banale, mai dimenticata.

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