Sale alto il grido della denuncia sociale ancora una volta, anche nel secondo spettacolo della “Casa dei racconti” della stagione di SpazioTeatro. In scena c’è Lorenzo Praticò che ha scritto, diretto e interpretato “4 X 25”, una produzione del Teatro Rossosimona, in collaborazione con: Mana Chuma Teatro, tecnico di palcoscenico:Jacopo Andrea Caruso.
Un cantiere qualunque è il palco, con la calce, i mattoni e la confusione degli attrezzi del mestiere, in cui operai improvvisati, senza protezioni e difese cercano di guadagnarsi la vita, scegliendo lo sfruttamento quotidiano, come può essere il “4X25” (la voce del caporale che cerca quattro lavoratori per venticinque euro al giorno) e invece trovano, in molti casi, la morte.
Il dramma del lavoro in nero
E non fa nessuna differenza essere italiano o straniero, entrambi sono accomunati dalla dignità calpestata, dall’umanità dimentica. Nella pièce, il protagonista e il fratello africano, si ritrovano a condividere lavoro, cibo e impalcature, fino alla fine. Ognuno col suo carico di disperazione: l’italiano che si finge straniero, per non essere scartato nella scelta di sfruttamento e poter portare a casa 15 euro (“Dieci per me e cinque per mia moglie, e una sorpresa”). Perché, tra i soldi da pagare al caporale e quelli da dare al trasportatore, questa è la cifra misera che si riesce a rimediare, anche se a rischio è la vita stessa.
Un dramma nel dramma quello dei lavoratori immigrati che arrivano già miracolati, coi carichi delle tragedie che li hanno condotti fino alle nostre sponde. Salvi per un pelo, che con la morte sono stati abbracciati stretti, come alla prua della barca che li ha fatti arrivare a destinazione. E che qui trovano una miseria materiale e di cuore forse più grande e inaspettata. Eppure coltivare la resilienza ha reso entrambi i personaggi, forti e speranzosi. Così le storie delle loro famiglie, dei nonni che il protagonista e il compagno di sventura si scambiano, li accompagnano giorno dopo giorno, come piccole briciole seminate nel cammino per dare speranza. Un percorso che inesorabilmente però termina in un burrone.
La ricerca sulle stragi quotidiane
Egregiamente Lorenzo Praticò mette nella tecnica attoriale gli anni maturati di esperienza sul palcoscenico, sostenendo un monologo per più di un’ora, mostrandoci i volti di personaggi, oltre al protagonista, impalpabili eppure così caratterizzati che riusciamo a immaginarli reali. La scrittura, forte manifesto di denuncia sulle morti bianche di cui mai si parla abbastanza, è frutto di tanta cura e ricerca. «È di 3,27 morti al giorno l’ultima stima di qualche settimana fa – chiarisce l’autore a fine spettacolo, nel confronto col pubblico – queste sono le cifre ufficiali: che ci raccontano una carneficina. Quindi non sappiamo quanti feriti e quanti decessi ci sono al lavoro realmente ogni giorno. E nessun governo, di nessun colore, ha mai pensato di fare davvero qualcosa».
«Lo spettacolo nasce inizialmente come un corto di otto minuti – aggiunge Lorenzo Praticò – che Lindo Nudo di Teatro Rossosimona mi ha poi proposto di far diventare uno spettacolo intero. Quindi ho iniziato a documentarmi con studi, ricerche e tutto quello che racconto succede davvero: ogni mattina, nei piazzali vicino San Siro, come in altre migliaia di luoghi maledetti, ci sono i caporali coi furgoni che fanno la banditura: 6X18, 4X25, e così via».
Uno spettacolo che vuol essere un ulteriore tentativo di portare una voce contro lo sfruttamento dei lavoratori e per evitare la strage quotidiana delle morti bianche. Ancora una volta un teatro che scuote lo spettatore e lo lascia in un vortice di interrogativi. Ancora una volta. Per fortuna.





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