Pezzi di legno del barcone di Cutro e pagine del libro “Stiamo Strette”. Cosa hanno in comune questi elementi? A dare una risposta ci hanno provato le autrici della CollettivA Strettese alla Bottega delle Terre del Sole del Consorzio Macramè, con Laura Cirella che ha animato la discussione.

La Bottega, fino a fine Aprile, ospita una teca che contiene dolorosi frammenti di una tragedia calabrese, restituiti dal mare, e accompagnati da un “Diario di viaggio”. I frammenti fanno tappa a Reggio Calabria provenienti da un’altra bottega equosolidale, quella di Cagliari.

Il mare

È certamente il mare Mediterraneo il primo trait d’union tra le storie che si intrecciano. Un mare in pericolo da un lato, perchè attentato da decisioni imposte, non condivise, quello dello Stretto, con la spada di Damocle del ponte che pende purtroppo solo sulle teste dei cittadini, ma non abbastanza sulle coscienze. Un mare che poteva portare la salvezza, ma che invece, sempre per altre scelte scellerate, è divenuto culla di morte per tanti immigrati alla ricerca della vita e del cambiamento.

Sacro “silenzio”

La potenza, la bellezza del mare dello Stretto impongono un silenzio sacro, di fronte alla futura ingiustizia paesaggistica, sociale, economica e ambientale che potrebbe rappresentare l’imponente opera strutturale che il governo ha deciso di costruire. Un sacro che la CollettivA ha cercato di dipingere e tutelare proprio nella scrittura di Stiamo Strette, mostrando quanto, volenti o nolenti, il mare tra le due sponde (e anche oltre) di Sicilia e Calabria vive radicato dentro ognuno, dalla visione agli odori e ai gesti connaturati da sempre nelle vite degli Strettesi. È un altro il silenzio sacro che impone la tragedia di Cutro, come tutte le altre morti ingiuste, un silenzio urlatore, un silenzio che scrive parole e incide profondamente all’interno delle coscienze di chi ancora riesce ad ascoltarne la voce.

La memoria collettiva

Ma ciò che accomuna le due storie è la memoria collettiva. Una lezione da imparare, in tutte e due i casi: il ponte che incombe, le vittime che urlano dal fondo del mare non possono non toccare tutti. Tutti.

Contro la colonizzazione a cui non sfugge neanche l’immaginario, il lavoro da fare, e che le autrici stanno cercando di portare avanti, è quello di definire le modalità per cambiare una narrazione trita e intrisa di luoghi comuni.

Con queste congiunzioni, il dibattito alla Bottega delle Terre del Sole non poteva che essere vivo e audace: grazie anche alle preziose interazioni col pubblico, si sono toccate ferite con mano, ma si sono ipotizzati anche nuovi scenari verso i quali il lavoro della CollettivA Strettese è in movimento costante.

(Foto di gruppo di Marina Crisafi)

Lascia un commento

In voga