Siamo tutti chiusi nella nostra personale torre d’avorio. E Paola Barbato, nel suo ultimo e intenso romanzo, La torre d’avorio, Neri Pozza editore, non fa che raccontarne una, metaforica e concreta al tempo stesso. La torre diventa simbolo della zona di comfort, un luogo costruito per proteggerci ma che, come l’avorio – materiale delle zanne, bello ma legato alla morte – finisce per divorarci, ingabbiandoci nelle nostre stesse paure e prigioni mentali. Un libro fitto in cui la scrittrice milanese ci invita, ancora una volta, a interrogarci su ciò che ci tiene prigionieri, ma anche su ciò che, nel fondo della nostra fragilità, ci può rendere liberi.

Paola Barbato ha presentato La torre d’avorio nella storica Libreria Ave di Reggio Calabria, in un incontro coinvolgente e autentico con Alexandrina Scoferta e un pubblico partecipe e appassionato. Un dialogo a cuore aperto che ha trasformato i lettori in indagatori dell’animo umano, pronti a scavare nei meandri di una narrazione densa, a tratti confidenziale, a tratti distaccata, che si modella di volta in volta sulla voce narrante.

L’io narratore

Una delle caratteristiche più affascinanti del romanzo è infatti la molteplicità dei punti di vista: la narrazione cambia pelle, ritmo e profondità a seconda di chi tiene il timone della storia. Un espediente narrativo ben orchestrato che testimonia la padronanza stilistica dell’autrice e il suo profondo legame con i personaggi. Barbato stessa confessa di sentirsi madre di tutte le sue creature, siano esse luminose o oscure, e di soffrire ogni volta che deve separarsene, quando la trama impone la loro uscita di scena.

Le donne di Paola Barbato

La torre d’avorio ha come protagonista Mara, una donna in fuga da un passato agghiacciante, segnato da un crimine che la perseguita come una condanna silenziosa. Anche se cambia identità, quel passato ritorna con la forza di un demone affamato, bussando alla sua porta quando meno se lo aspetta. Intorno a lei si muove un universo femminile intenso e vibrante: donne che hanno condiviso la contenzione, l’esperienza dell’istituzione totale, donne profondamente diverse per vissuto ma unite in una sorta di simbiosi emotiva, in un legame che trascende la sofferenza per diventare resistenza, forza collettiva, identità.

Bio

Paola Barbato, classe 1971, è una delle voci più solide e originali della narrativa italiana contemporanea. Nota per essere una delle penne storiche di Dylan Dog, ha saputo costruire nel tempo un percorso autoriale ricco di tensione emotiva e profondità psicologica. I suoi romanzi, pubblicati da Rizzoli, spaziano dal thriller alla narrativa più intimista, sempre con una forte componente etica e sociale. Tra le sue opere più celebri si ricordano Bilico, Il filo rosso, Non ti faccio niente e Zoo, con cui ha riscosso grande successo di pubblico e critica.

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