Andrà in scena il 22 giugno alle 18.30, presso il Teatro dei Bottoni di Pesaro, lo spettacolo “Il volo del Matto (Il volto nascosto dei tarocchi)”, con drammaturgia originale e regia di Andrea Puglisi. La presentazione ufficiale dell’opera è in programma per il 5 giugno, alle 19 alla Casa Bucci sempre a Pesaro.

Andrea Puglisi, attore e autore di origine catanese, si è diplomato nel 2013 presso Fondamenta La Scuola dell’Attore di Roma e ha conseguito la laurea triennale in DAMS presso l’Università Roma Tre. Il suo spettacolo La guerra di Paulinuzzu Millarti ha vinto il Premio Più a Sud di Tunisi per drammaturgia, interpretazione e regia.

Di cosa tratta lo spettacolo?

«È un progetto commissionato dall’AIAS Pesaro. Mi è stato chiesto di scrivere un testo originale, partendo dal lavoro realizzato dai ragazzi ospiti della struttura, che avevano creato un mazzo di tarocchi disegnati e dipinti da loro.

Da lì è nata l’idea di raccontare il viaggio del “Matto”, non in senso esoterico, ma come metafora di un percorso umano. Il protagonista, Jurgen, è un pittore che deve organizzare una mostra con i suoi quadri, che rappresentano gli arcani maggiori. La sera prima della partenza si addormenta nel suo atelier, e in sogno riceve la visita dei personaggi che ha dipinto. Inizia così un viaggio interiore fatto di interrogativi sulla vita, sulle paure e sulle incertezze, che sono universali, indipendentemente dalla presenza o meno di una disabilità».

Com’è stata l’esperienza di scrittura?

«Complessa, ma meravigliosa. Un’esperienza unica. Il testo è stato pensato tenendo conto delle diverse disabilità dei partecipanti: un progetto ad hoc, che dimostra come la disabilità non sia un limite, ma possa diventare una fonte di ispirazione per raccontare storie in modi alternativi. Chi non può usare la voce comunica con il corpo, chi non utilizza le parole si esprime con la pittura, e così via. Lo spettacolo sarà a ingresso libero con offerta volontaria. Durante la pièce, verrà realizzata una pittura dal vivo: l’opera sarà poi messa all’asta online, e il ricavato sarà devoluto all’AIAS per sostenere nuovi progetti a favore degli ospiti della struttura».

Com’è stato lavorare con gli ospiti dell’AIAS?

«All’inizio c’era una naturale distanza, ma con il tempo si è trasformata in una bellissima unione. Oggi il nostro è un rapporto profondo e significativo. Devo molto anche agli operatori: Cinzia Baldi, Elisabetta Cestari, Lucia Marcolini e Franco Tonucci, presidente dell’AIAS Pesaro. È grazie a loro se lo spettacolo è diventato un lavoro di “famiglia”: complesso, sì, ma rafforzato da una fiducia reciproca. Questa esperienza ha ampliato i miei orizzonti. Prima di viverla in prima persona, non avevo capito quanto le difficoltà non risiedano tanto nella disabilità in sé, ma in un mondo non pronto ad accogliere bisogni diversi. Dalle stazioni alle metropolitane, troppe strutture sono ancora prive di ausili che per noi sembrano banali (come percorsi tattili o pedane) ma che per loro sono fondamentali per vivere appieno la quotidianità. Il vero limite, spesso, è nel contesto».

(foto di Carlo Diamanti)

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