Un’alba nuova“, il romanzo di Gabriella Lax e Andrea Puglisi, Castelvecchi editore, sarà presentato in anteprima al pubblico venerdì 11 luglio alle ore 17.30, nella sala dei Lampadari “Italo Falcomatà” di Palazzo San Giorgio a Reggio Calabria. A guidare l’incontro saranno le scrittrici Tiziana Bianca Calabrò, Katia Colica ed Eleonora Scrivo. Prevista anche la partecipazione del sindaco Giuseppe Falcomatà.

Il libro, ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, intreccia memoria storica e profondi spunti umani, offrendo un racconto commovente che restituisce voce a chi, nella società di allora, era invisibile.

Protagonisti della narrazione sono Alba e Fortunato, due esistenze lontane solo in apparenza: lei, rinchiusa ingiustamente in manicomio e ferita dall’impossibilità di diventare madre; lui, soldato al fronte, travolto troppo presto dagli orrori del conflitto.

Entrambi vivono ai margini, accomunati dalla ricerca di un senso, di redenzione, di una via d’uscita dal dolore che li attanaglia. A unire i loro destini è un intenso scambio epistolare, attraverso il quale nasce un legame fatto di comprensione e conforto.

In queste lettere, cariche di emozione, si riflette un’epoca segnata dalla brutalità e dalla perdita, ma anche dalla forza salvifica della parola e della speranza. Un epistolario che diventa per Alba e Fortunato un fragile, ma luminoso orizzonte di salvezza.

I temi del libro

Sono la guerra, la follia, l’amore, le ingiustizie ma anche la parabola salvifica della parola. Molto più di una semplice lettura, “Un’Alba nuova” è una testimonianza struggente, un ponte tra passato e presente, tra il rumore assordante della guerra e il silenzio opprimente dei manicomi. La storia di Fortunato e Alba è un incontro fortuito, nato da un errore del destino o, forse, da un disegno più grande. Da una lettera sbagliata nasce una corrispondenza che restituisce umanità a chi, nel caos della storia, rischiava di essere dimenticato.

Attraverso le loro parole, riscopriamo il valore dell’ascolto, della solidarietà, della dignità negata a chi combatteva nelle trincee o a chi veniva rinchiuso perché considerato “diverso”. «Due anime che rappresentano, ancora oggi, milioni di persone escluse, ignorate, violate nella loro fragilità. Grazie a queste lettere diventiamo tutti parte di una memoria collettiva che non possiamo e non dobbiamo dimenticare» spiegano gli autori.

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