È la storia di un’alleanza per la sopravvivenza quella di due bambine, un filo che come le loro due mani strette, le tiene insieme fino all’adolescenza. Dopo “Cose che non si raccontano“, il più umano, struggente, veritiero e doloroso libro, già candidato al Premio Strega nel 2024, Antonella Lattanzi torna con “Chiara“, edito da Einaudi.

Viola

Cosa possono fare due bambine per sfuggire ai mostri che s’incontrano per la vita se non diventare argute complici e tenersi pronte a scappare via?
Chiara e Marianna vivono a sullo sfondo di una Bari madre silente che profuma di panino con la frittata, sono curiose di vita, mentre a loro questa non si rivolge con clemenza. È un legame profondo, totalizzante, necessario per vivere e imparare la gioia della loro età, ma anche per far fronte alle maledizioni che si annidano vicino a loro. Alle spalle due famiglie agli esatti opposti ma ugualmente contraddittorie e violente (“Non bisognerebbe mai avere figli, ma neppure genitori”).

Le donne di Antonella Lattanzi

Ogni famiglia porta le ombre che incombono feroci, come le figure dei padri o che restano inermi come quelle delle madri. Un libro che parla di bambine, di adolescenti, ma anche di donne. Lattanzi senza pudore affronta e racconta le paure che si annidano nei cuori delle due protagoniste, eroine di resistenza, agnelli sacrificali consapevoli ma che cercano comunque una loro via d’uscita. Sarà l’amicizia tanto forte e protettiva da divenire pensiero di amore sublime, o solo forse panacea dei mali che gli occhi delle bambine prima, e poi ragazze, si trovano a dover affrontare.

L’autrice torna col suo linguaggio diretto e con l’inquietudine, cifra che la caratterizza in ogni suo scritto: un incombere del male che aleggia e va fronteggiato, qualunque volto esso possa avere. Alla fine della fine, il giuramento tra due bambine, l’amore, presenza costante e ricercata, nel senso più ampio può salvare veramente, l’amore riesce a trovare una via d’uscita.
Anche questo lavoro di Antonella Lattanzi va assaporato, in attesa che passi l’amaro in bocca, e che le atmosfere possano sfumando, lasciare infine il sedimento: quell’equilibrio pesato tra umori e turbamento. È una scrittura complessa e che ferisce, per un’autrice profonda indagatrice, in grado di scandagliare senza timori senza l’animo umano, rosa o nero che sia il risultato.

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