C’è un momento in cui le parole smettono di essere solo tali e divengono pugni nello stomaco, ti costringono a guardare quello che preferiresti ignorare mentre scorri sbadatamente le tue pagine online. È quello che succede con “Ogni Stupida Cosa”, monologo scritto, diretto e interpretato da Marica Roberto per il secondo appuntamento de “La casa dei racconti 2026” a Spazio Teatro a Reggio Calabria.

La guerra come rumore di fondo

In scena lei, tra una mail di lavoro e l’altra, sta scegliendo se comprare le mele bio o la verdura più digeribile. E, in sottofondo, quasi impercettibile, c’è la guerra. Non si vede dirompente, nella sanguinaria forza distruttiva. È un titolo di giornale che scorre veloce, una notifica che chiudi subito. La guerra come soundtrack distante della nostra quotidianità iper-connessa, eppure tragicamente distratta.

È da qui che parte la scrittura, poetica, di Marica Roberto, diplomatasi alla Scuola di Teatro di Giorgio Strehler: da una normalità quasi nuda, fatta di arredi essenziali e gesti automatici. Ma poi qualcosa si incrina. Quando quelli che dei morti sono solo numeri diventano nomi.

«Ci saranno conseguenze», dice una voce. E quel pensiero fugace inizia a farsi strada, a diventare domanda scomoda, presenza ingombrante. Perché dietro ogni numero dei telegiornali ci sono nomi veri. Volti. Storie. E Marica Roberto quei nomi li scandisce. Uno per uno. Bambini e bambine. Ragazzi e ragazze. Li restituisce allo sguardo, li strappa all’anonimato delle statistiche.

Neonati abbandonati nelle incubatrici. Famiglie intere lasciate morire di fame. E dall’altra parte? Carnefici che si alzano la mattina, amano, vanno a dormire. Con il loro carico quotidiano di morti ammazzati. «Questo essere sbagliato che a volte chiamiamo umano», recita l’autrice, con il peso imponente di ogni sillaba.

Il teatro è un atto politico

Nel silenzio complice dei potenti, il teatro di Marica Roberto torna per essere azione politica pulsante. Non intrattenimento. Non evasione. Ma urlo di giustizia.

Sul palco compare anche (in video) il drammaturgo palestinese Hossam al-Madhoun, dalla Striscia di Gaza. Le sue parole seguono ai versi che Salvatore Quasimodo scrisse un secolo fa, con quelle “nuvole di sangue” con tutta la disarmante attualità. Perché la storia si ripete, sempre. E noi continuiamo a guardare i massacri come se fossero favole dell’orrore, storie che accadono altrove, a qualcun altro.

La poesia come arma

Colpisce di “Ogni Stupida Cosa” è come la poesia attraversi ogni scena. Anche nel disastro, anche nell’orrore, le parole di Marica Roberto trovano un ritmo che a tratti ti culla, prima di colpirti di nuovo. La drammaturgia trasuda questo amore per la lingua, per il verso che fa fluire l’emozione. Non per addolcire la pillola, ma per fare arrivare al cuore della questione senza filtri, senza scuse.

Un monologo che non ti lascia dove ti ha trovato. Che ti costringe a fare i conti con la tua indifferenza quotidiana, con quel rumore di fondo che hai imparato a ignorare troppo bene.

Perché alla fine, ogni stupida cosa che facciamo mentre il mondo brucia è una scelta. E la scrittura di Marica Roberto lo ricorda, forte e chiaro.

Lascia un commento

In voga