Se il suo “Giobbe, storia di un uomo semplice” era una vicenda familiare tragicomica, in “Ribellione” non c’è scampo. La pièce, tratta dal romanzo di Joseph Roth, con l’attore Roberto Anglisani, torna a SpazioTeatro: testo e regia sono di Francesco Niccolini, per una produzione del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia.
Il protagonista, Andreas Pum, è un invalido che ha perso una gamba nella Prima guerra mondiale. Bistratta rivoluzionari e anarchici, guarda con fiducia allo Stato e a Dio, che sicuramente si occuperanno di lui perché meritevole del sacrificio fatto. Inizialmente ritiene dunque pene e ricompense perfettamente distribuite. Ha una licenza che gli consente, con la medaglia da reduce al petto, di suonare l’organetto in pubblico, trovare una vedova che diverrà sua moglie e costruirsi una famiglia e una casa.
Nel corso della storia, però, il protagonista compie un cammino a ritroso: per uno stupido incidente colpisce un uomo, innescando una parabola discendente che lo porterà a perdere tutto e a finire in prigione.
Quello che in “Giobbe” era un narratore esterno, dal cui sguardo passavano le vite degli altri, in “Ribellione” sparisce, facendo spazio a un ventaglio di personaggi che, grazie a luci calibrate e a una drammaturgia dei gesti accurata, Anglisani restituisce in tutte le sfumature, uomini e donne: nel carnet passano gli amici di Andreas Pum, i carcerieri, i rivali in amore, persino l’austera vedova, poi sua moglie, Katarina.
Come chiarisce a fine spettacolo l’attore, ciò che lo affascina sono i personaggi e le vicende umane che li caratterizzano.
Dalla rovina del protagonista nasce una trasformazione: la giustizia divina non è equa. «Dio, che Dio sei se non distribuisci le pene equamente?» si interroga Andreas Pum, prima di lanciare anatemi all’Onnipotente.
Non c’è riscatto per lui: resta l’amaro per il tradimento dello Stato, tra ingiustizia e burocrazia, e per la fede in Dio, dal quale si sente abbandonato, in un ultimo urlo disperato (foto Marco Costantino).





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