Non fare brutti scherzi. Caro Vasco, da te voglio solo buone notizie. Via dall’ospedale a casa a comporre ed a rispondere a chi, da mesi, combatte con le falsità che quasi ogni giorni ti danno per morto o per morituro. Tu devi restare qui ancora un bel po’, adesso poi ti sei pure sposato! Vabbè fingiamo che tu non abbia rinnegato tutto quello che in questi anni hai raccontato.
Per me resti il genio della sregolatezza, nei secoli. Amen.
Arrivi la prima volta a “Superclassifica show” con “Brava Giulia” e “Ciao”, “C’è chi dice no” in testa alle classifiche per settimane, ma io non capisco. Me lo ricordo il nostro primo vero incontro, quando Mario mi fece ascoltare “La nostra relazione” e, pochi mesi dopo, in un ipermercato sperduto di Fidenza comprai un cd. Il primo, fino ad allora avevo solo cassette. “Jenny è pazza”, “Silvia ( fai presto)”, in “Ma cosa vuoi che si a una canzone” e i nomi di donna a te tanto cari, come i personaggi dell’universo femminile che popolano le tue canzoni (Giulia, Sally…), erano divenute facce del mio mondo. Comincio la forsennata ricerca dei tuoi vecchi dischi. Folgoranti gli anni della scuola, i pomeriggi a cercare di capire qualcosa di equazioni ed integrali e le parole che martellano il cervello… “Ti voglio bene…Non l’hai mica capito”.. E poi venne il doppio album, il live a San Siro, di cui non potevo certo dimenticare il titolo “10/07/90”, era il giorno del mio compleanno. “Brava” diventava la mia preferita, altro che “Albachiara”, insieme a “Va bene così”. “Liberi, liberi”, riscoperto, diventa la mia bibbia insieme a tutto ciò che d’inglese propinava Deejay Television.
E viene il tempo de “Gli spari sopra”. Caduta di stile, delusione profonda. Mettici pure una canzone che portava il mio nome “Gabri” che ho detestato a primo ascolto, e che anche adesso, a distanza di anni, odio. Cerco di riassestarmi riascoltando il “Tango della gelosia”, piccolo capolavoro, e vado in estasi per gli “Angeli”, mi perdo nell’assolo di chitarra spacca cuore.
E’ maggio 2007 quando Francesca mi fa la proposta oscena: Luglio, live a Messina, stadio (maledettissimo) San Filippo. Prendere o lasciare. Ho temuto che potesse essere l’ultima occasione. Ora o mai più. Siamo partite nel primo pomeriggio. Abbiamo annaffiato l’erba e siamo rimaste in piedi quattro ore. Tu sei stato immenso. Iniziando puntuale. Balliamo. A scapito delle leggende metropolitane che vogliono i tuoi concerti come luoghi di perdizione non succede nulla di strano. La musica ci fa dimenticare tutto. Non mi sono mai pentita di quella scelta. Quanti anni avevi? Eri ancora il padrone di Zocca. Che si commuove sinceramente quando ricorda il suo chitarrista scomparso. Vasco, Vasco, che superi tutto e tutti, a mostrare che non sei una moda, che ti muovi coll’evolversi delle teste, che vai a ritmo di social network. Vasco caro, sono sicura, e faccio tutti i gesti scaramantici del mondo, ci rivedremo.
Gabriella
Ps: Datata 3 ottobre il giorno in cui Vasco esce dalla clinica di Villalba, dopo l’ennesimo ricovero.





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