Viaggio sensoriale che, costeggiando inesplorati luoghi della mente, incita a valicare convenzionali orizzonti. E’ l’anelito di libertà di “The Beat Goes On” a permeare, domenica sera, la XXV edizione di Ecojazz, al Centro Equitazione Foti di Pellaro.
Un “On the road” emozionale messo in campo da Elisabetta Antonini (voce, composizioni e arrangiamenti), Francesco Bearzatti (sax e clarinetto), Luca Mannutza (pianoforte), Francesco Puglisi (contrabbasso) e Marcello Di Leonardo (batteria). «Sono molto contenta di presentare il nostro progetto in questa edizione, su un palco dove è passata così tanta storia del jazz – rivela Elisabetta Antonini durante la performance, preceduta da un contributo vide
o per celebrare le nozze d’argento della kermesse – Il nostro è un omaggio dedicato ai poeti della beat generation, un viaggio che ripercorre quella poesia così vicina al jazz, che ancora non aveva trovato il suo contesto». Corrispondenze amorose tra parole e suoni per urlare a chiare lettere un messaggio potente oggi quanto ieri, l’inviolabilità della libertà umana. Un “coast to coast” che spazia dal jazz al folk, dal bebop all’improvvisazione, con palpabili inflessioni elettroniche e sintetiche. Affinità elettive ove il tappeto musicale s’interseca a registrazioni d’epoca delle voci degli autori, che diventano parte integrante della strutt
ura dei brani. Dall’infuocato “New York Blues” innestato sul testo di Allen Ginsberg a “Well You Needn’t” di Thelonious Monk, accompagnato dalla voce di Jack Kerouac, da “Woodstock” di Joni Mitchell” a “Blowin’ In The Wind” di Bob Dylan e “Requiem For Bird Charlie Parker”«un pezzo scritto su una poesia di Corso – spiega l’Antonini, ideatrice di “The Beat Goes On”, album edito nel 2014 dall’etichetta inglese Candid Records – E’ un saluto che Gregory fece al sassofonista Parker in occasione della sua morte». Trasvolata ad alte frequenze dove tutto è invocazione, dalla pelle, al sassofono che urla, dall’orrore del potere agli stati di visionaria allucinazione. Parolibere che prendono vita in un tappeto variegato d’iridescenze musicali, con suggestioni onom
atop
eiche che cedono il passo a febbrili giochi d’ensemble, assoli galoppanti che si avvicendano a lirismi, trasportando i presenti in agognati altrove. Flusso di coscienza che, con sapiente ricerca, disegna luci e ombre della beat generation, sviscerando i capisaldi della controcultura che mutò il volto della storia.
Tatiana Galtieri





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