Gaetano” di Controtempo Teatro è lo spettacolo che inaugura la venticinquesima stagione de “La Casa dei racconti”, e tiene a battesimo la perseveranza della compagnia SpazioTeatro di Gaetano Tramontana a Reggio Calabria. Un antipasto era stata la presentazione del libro del fotografo Alessandro Mallamaci “Un luogo bello”, parte della programmazione extra “Esergo”: che prevede il venerdì un appuntamento di approfondimento culturale a ingresso gratuito.

Lo spettacolo “Gaetano”, di e con Andrea Giuda, ha le musiche originali Hacienda D (Daniele Sorrentino) e l’aiuto e organizzazione regia di Roberta Muscò.

In scena Andrea Giuda porta Gaetano, il personaggio che sta più vicino al pubblico, e che forse riesce ad esserlo di più emotivamente. Il suo racconto del terribile fatto di cronaca, fulcro della narrazione, è visto con gli occhi ingenui di un bambino che abita un corpo ormai adulto: un ritardato” come viene chiamato dal padre, che ha abbandonato lui e la madre, o dalla maestra. Ma Gaetano ha comunque una sua mappa del mondo e, come ognuno di noi, sceglie da che parte stare.

Così nella scarna scenografia sarà il nastro che delimita la scena del crimine della storia a creare un’altra simbolica divisione: tra i buoni e i cattivi. C’è, da questa parte Gaetano, testimone di gentilezza del presunto colpevole, mentre dall’altra, Andrea Giuda, interpreta una serie di personaggi che incarnano l’italiano pregiudizio, figlio attuale del nostro Paese, che ha dimenticato, da dove veniamo e, soprattutto, che anche i nostri nonni sono stati costretti ad emigrare e a patire, marchiati e isolati.

Gaetano, la nuda attualità dello spettacolo

Gaetano, menestrello sincero, ci intenerisce, di fronte alle altre figure fredde e calcolatrici, mentre fa scivolare nella sua narrazione anche i drammi della sua vita porta allo spettatore il tono giocoso, quello del sorriso amaro del Pierrot. Un tentativo di voler alleggerire la scena, fatta del resoconto drammatico, che a tratti pare inverosimile, di frammenti di voci dalla radio di politici che rilasciano frasi con le loro peggiori performance.

La pièce, come chiarisce l’autore nel confronto finale col pubblico, è stata scritta nel 2015, arriva in scena nel 2019. A dieci anni di distanza il testo è più vero che mai: anzi la pandemia ha esacerbato la diffidenza, sono maturate le distanze sociali, la televisione e i media alimentano il conflitto e difficilmente è possibile ascoltare un controcanto. Se l’obiettivo del teatro è anche quello di far star “scomodo” lo spettatore, lasciarlo con tanti punti interrogativi sulla sedia allora la missione di Controtempo teatro con questo spettacolo è compiuta.

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